venerdì 21 aprile 2017

Seminario: Incorsatoi e Pialle Combinate




 Il seminario si svolge nell'ambito della manifestazione "Due Giorni per le Mani", organizzata dalla scuola del legno "La Malaspina" di Viterbo e dalla redazione della rivista Legnolab che si terrà Sabato 20 e Domenica 21 Maggio 2017.  



Un incontro tra fabbricanti, importatori e appassionati da tutta Italia, incentrato sulle lavorazioni tradizionali. Sarà possibile testare pialle, sgorbie, seghe e raspe e numerosi altri utensili ed assistere a dimostrazioni sotto la guida di maestri ed esperti. Un'occasione irripetibile per incontrare la redazione di Legnolab al completo e per chiedere consigli e scambiare esperienze con altri amanti degli utensili manuali. Informazioni: info@legnolab.it
  info@scuoladellegno.it

giovedì 7 maggio 2015

Seminario sulla costruzione di pialle in legno


Il seminario si svolge nell'ambito della manifestazione "Due Giorni per le Mani", organizzata dalla scuola del legno "La Malaspina" di Viterbo e dalla redazione della rivista Legnolab che si terrà Sabato 20 e Domenica 21 Giugno 2015.
Un incontro tra fabbricanti, importatori e appassionati da tutta Italia, incentrato sulle lavorazioni tradizionali. Sarà possibile testare pialle, sgorbie, seghe e raspe e numerosi altri utensili ed assistere a dimostrazioni sotto la guida di maestri ed esperti. Un'occasione irripetibile per incontrare la redazione di Legnolab al completo e per chiedere consigli e scambiare esperienze con altri amanti degli utensili manuali.
Informazioni:
info@legnolab.it
info@scuoladellegno.it

martedì 11 settembre 2012

Superpialla da finitura








Una vecchia #3, #4 o #4 1/2, una lama di pialla in legno e qualche modifica strutturale. Ecco gli ingredienti per costruirsi una super pialla da finitura (almeno queste sono le attese). La pialla utilizzata in questo caso è una  Record 4 1/2 vintage.
 La lama è marcata Isac Greaves, prodotta nella prima metà dell'Ottocento. Praticamente nuova. E' una lama Tapered, cioè più spessa al tagliente e meno spessa alla sommità, come tipico delle lame per pialle in legno. Al tagliente lo spessore è di ben 4 mm.
Ecco le principali modifiche da effettuare:

1) Allargare la bocca per consentire il passaggio della lama
2) Il foro per la vite che tiene il lever cap non è accessibile
3) Bisogna allungare la leva a Y affinchè riesca d ingaggiare correttamente il controferro
4) Occorre allargare lo slot della lama per farvi entrare la rotella della leva di regolazione laterale.
Per lo slot il lavoro è rapido utilizzando una lima. Bisogna allargare solo dello stretto necessario. 

Per consentire il disimpegno del foro per la vite del lever cap si può allungare lo slot o accorciare la lama. Ho scelto la seconda soluzione più facile con l'attrezzatura a mia disposizione.
Con la mola a secco ho creato il bevel principale, a 25°

Un vaschetta con acqua fredda è indispensabile per evitare lo stemperamento della lama.
Passiamo ora alla leva ad Y. Con un punteruolo sfiliamo il perno centrale (battendo sul lato dx, guardando il frog da dietro)




 Per allungare l'apice della leva ho utilizzato una saldatrice ad arco o in alternativa si può usare una lega di argento (si vende sotto forma di bacchette) e un cannello a gas da idraulico.
E' sufficiente depositare un po' di materiale e poi limare nella forma voluta. Un paio di mm di allungamento sono sufficienti.
Passiamo alla bocca: dopo aver segnato con un pennarello di quanto allargare la bocca (dipende dallo spessore della lama) si procede con un lima. Si può angolare leggermente in modo da creare un bevel che fornisca maggior spazio ai trucioli una volta che sono entrati dalla bocca.

La pialla è pronta per essere riassemblata. Naturalmente è stata messa a punto e la lama affilata. 

Per poterne valutare l'efficienza ho deciso di confrontarla con una Stanley 4 1/2, type 14 equipaggiata con lama SW, sicuramente un più che valido confronto.
Ecco le due contendenti:


Sono  davvero quasi identiche, stesso tipo di frog. La Stanley ha una fusione più spessa, 3,9 mm vs 3,5 della Record. La lama SW è spessa circa 2mm contro i 4mm (al tagliente) di quella montata sulla Record. Le finiture e la meccanica di queste vecchie Record non hanno nulla da invidiare alle più blasonate Stanley.

La Stanley pesa 2 Kg. La Record grazie alla pesante lama arriva a 2,25 Kg.
Dopo aver affilato le due lame entrambe a 25° con microbevel a 30° ho cominciato il confronto.
La prima prova su un pezzo di Douglas con venatura diritta.

Nessuna delle due ha fatto una piega, ma subito ho apprezzato la maggior massa della Record che fornice una maggiore sicurezza nell'azione. Il risultato è ottimo con entrambi gli attrezzi. 



La seconda prova sempre su Douglas ma con alta figurazione e cambiamenti di venatura, terreno dove altre pialle lasciano dei punti di tear out.
Qui ho cominciato a notare una differenza. La Stanley va benissimo, niente tear out, a dimostrazione che è una gran bella pialla. La Record però è più pulita e lascia una superficie davvero vellutata, anche nei punti più difficili.



Lo stesso ho notato con dei pezzi di mogano, spesso rognosi da piallare
Una Stanley type 14 non ha molto da invidiare ad altri attrezzi. Però una lama più pesante e stabile può migliorare le prestazioni.



venerdì 20 gennaio 2012

Pialle Vintage: Guida all'acquisto



Ultimamente ho notato che sono frequenti le richieste di consigli per scegliere le pialle Stanley vintage migliori, così ho pensato di fare una cosa gradita nel preparare una sorta di flow chart che possa aiutare ad individuare i modelli validi, utilizzando la documentazione fotografica presente di solito su ebay (valido solo per modelli made in USA). Per maggiori note vedi anche:
http://woodworkingbyhand2.blogspot.it/2012/01/green-white-and-red-italian-advice-for.html




In pratica funziona come un semaforo. Se si arriva su una casella rossa, meglio non comprare e cercare ancora; col verde, la pialla scelta è raccomandata per l'acquisto.
Ho provato ad utilizzare il flusso con vari modelli proposti in vendita e sembra funzionare.
Naturalmente i consigli sono personali e suscettibili di pareri diversi sempre ben accetti. 
L'immagine è scaricabile anche in formato pdf al seguente link:
https://app.box.com/s/jzbma0sgo00bm9tzbjrs

sabato 26 novembre 2011

Un Modello di Incorsatoio Nostrano


Nelle due immagini sopra è mostrato il modello di incorsatoio tipico della nostra tradizione artigiana. Può essere facilmente autocostruito come accadeva nella grande maggioranza dei casi. Il corpo pialla è formato da due pezzi di legno duro che scorrono uno sull'altro. Un paio di aste filettate consentono la regolazione della distanza dal bordo alla quale la scanalatura sarà effettuata. Esse sono fissate alla guida e passano attraverso il pezzo che ospita la lama. Due viti a galletto consentono la regolazione, mentre due grosse rondelle con speroni si avvitano dalla parte opposta alle viti a galletto e consentono di bloccare le parti alla distanza desiderata. Sul fronte della porzione che ospita la lama sono avvitate due piastre di ferro che fungono da slitta. La semi-slitta posteriore supporta la lama nella sua porzione più vicina al tagliente.
Le immagini sono tratte dal sito  www.planika-web.com per gentile concessione di Dario Gentile.

martedì 30 agosto 2011

Restauro Pialle in Metallo




 Non è difficile acquistare una pialla in metallo usata, soprattutto se si cerca su ebay, o qualche altro sito deputato alla vendita on line. Le condizioni in cui si trovano non sono però sempre delle migliori, in particolare se si cercano i modelli di inizio ‘900 (qualitativamente ottimi) a prezzi abbordabili.
La ruggine sovente imperversa ovunque e spesso occorre procedere ad un vero e proprio restauro.

Operazioni preliminari.
La prima operazione da fare è quella di smontare la pialla, avendo l’accortezza di non forzare viti arrugginite ed utilizzare in questi casi appositi prodotti sbloccanti e cacciaviti di misura adeguata.
Le parti in ottone sono le più facili da pulire in quanto basta trattarle con una spazzola rotante collegata al trapano a colonna. Con lo stesso sistema conviene pulire il lever cap (la piastra che tiene fermo il gruppo ferro-controferro), evitando i metodi chimici che possono dare effetti indesiderati sulla nichelatura eventualmente presente. Il frog e le altre viti possono essere trattate con un bagno d’aceto  e poi spazzolate.
I manici (spesso rotti) vanno riparati e trattati per riportali all’antico splendore.


Corpo pialla
Per il corpo pialla dei modelli più lunghi (6-8) si può adottare il  metodo della rimozione della ruggine mediante elettrolisi,.




Per il bagno elettrolitico si utilizza una bacinella di plastica abbastanza lunga da contenere il corpo pialla. Esso è sommerso in una soluzione contenente Soda (Carbonato di Sodio) nella quantità di circa un cucchiaio ogni due litri. Il polo negativo viene collegato all'oggetto da trattare; il polo positivo è collegato ad un pezzo di ferro sacrificale (ad esempio un pezzo di tubolare quadro). Per una #7 la reazione va lasciata andare avanti per circa 15 ore.
Come alimentatore si può utilizzare un caricabatteria (intensità max dichiarata 6 ampere). Il processo può essere reso più efficiente se si utilizza una batteria di auto o di moto, sempre collegata al caricabatteria.





Ecco come si presenta la soluzione alla fine del processo.



Il ferro sacrificale fa il suo dovere, anche se la maggior parte della ruggine, sporco etc. si disperde per tutto il bagno. Finito il bagno elettrolitico il pezzo va sciacquato con cura, aiutandosi con una spazzola in Nylon e asciugato con rapidità (il forno di casa è l’ideale).
Alcune immagini del pezzo dopo elettrolisi. Il residuo di colore marrone viene ulteriormente eliminato con spazzole metalliche rotanti (trapano a colonna)

 



Nei modelli di dimensioni più contenute è conveniente utilizzare l’immersione
delle parti metalliche in bagno d’aceto per almeno 12 ore e si procede come sopra per l’asciugatura e pulitura.

Sverniciatura
La fase successiva prevede la rimozione della vernice residua mediante uno sverniciatore a gel.







Si lascia agire per circa un'ora e si utilizza poi un cacciavite fisso per raschiare via la vernice ammorbidita (in qualche caso è necessario ripetere il processo un paio di volte)
Ed ecco le basi di alcune pialle ormai pronte per la successiva fase di verniciatura (la sverniciatura si può evitare se la vernice è in buone condizioni).
Nel caso in cui il corpo pialla sia danneggiato è possibile tentare una riparazione mediante saldatura, operazione piuttosto delicata, soprattutto per i  modelli di maggiori dimensioni nei quali è facile causare la perdita di planarità della suola.


     Riverniciatura
La verniciatura può essere fatta con una vernice per metalli. Ho avuto buoni risultati con una vernice gel per esterni ma poiché questi attrezzi sono, se utilizzati, esposti ad uso intensivo, è meglio utilizzare una vernice epossidica bicomponente, prodotto reperibile facilmente dai fornitori per carrozzerie.

Se si vuole imitare la tonalità di una vecchia Stanley conviene prendere il colore nero opaco.
Questo tipo di vernice va usata in ambiente ben areato ed occorre indossare dei guanti protettivi mentre la si prepara ed utilizza. Per preparare la dose occorrente è bene munirsi di una siringa da 50-60 cc. in plastica ed una più piccola per il catalizzatore (proporzione 1:5). Una volta aggiunto il catalizzatore si hanno un paio d’ore per poter utilizzare la miscela. Due mani di epossidica bicomponente sono necessarie per un risultato ottimale.
 Una volta che la base è stata verniciata e le parti metalliche ripulite per bene si può passare alle operazioni di tune up.

Spianatura della suola.
E’ questa una operazione sempre necessaria per le pialle usate (spesso anche per quelle nuove). La suola può essere anche portata a rettificare in un’officina specializzata, ma non è difficile (e più soddisfacente) provvedere con sistemi fatti in casa. La pialla va montata in ogni sua parte (la lama non sporgente dalla suola, naturalmente) e impugnandola per i manici viene spinta avanti e indietro su una lastra di vetro (almeno 1 cm di spessore) sulla quale viene incollato un foglio di carta abrasiva. Si comincia con una grana 80 e si continua fino a che tutta la suola non abbia subito l’azione abrasiva (facilmente rilevabile visivamente). Si possono anche segnare con un pennarello indelebile le varie parti della suola e agire sulla carta abrasiva fino a che tutti i segni non sono spariti.



Non è fondamentale che tutta la suola sia perfettamente spianata ma bisogna assicurarsi assolutamente che lo siano le zone indicate. Dopo la grana 80 si può passare alla 150 ed oltre se si vuole una superfice a specchio, non indispensabile comunque da un punto di vista funzionale.
Anche i fianchi possono essere trattati allo stesso modo. Se la pialla deve essere usata con una shooting board occorre che i fianchi siano a 90° rispetto alla suola e bisogna tenerne conto nell’operazione di spianatura, utilizzando delle guide per favorire l’operazione. La ruggine è sempre in agguato e tende a riformarsi rapidamente. Una spruzzata di WD-40 ne rallenta la formazione.
 
      Frog
Il frog è un po’ il cuore della pialla, sostiene il tagliente e mediante il suo spostamento regola l’apertura della bocca. Per queste ragioni esso deve essere il più stabile possibile nel contatto con la sua sede nella base. Inoltre la superficie che fa da letto alla lama deve essere a sua volta piana per rendere più stabile il tagliente.






Per questa operazione si può utilizzare lo stesso sistema utilizzato per la base: vetro e carta abrasiva. Per un lavoro più preciso si dovrebbe smontare la leva laterale e spianare tutta la superficie del frog.
Se non si vuole fare ciò si può utilizzare un pezzo di MDF (che è abbastanza piano) tagliato opportunamente per alloggiare il meccanismo laterale durante l’operazione di spianatura.
I punti di contatto tra il frog e la base vanno liberati dai residui di vernice per assicurare un contatto preciso.


Si può utilizzare la punta di un cacciavite fisso per scrostare le tracce di vernice nei punti di appoggio del frog e una piccola lima per correggere eventuali imperfezioni della bocca, soprattutto utile per pulire i due bordi anteriore e posteriore, dove andranno a passare i trucioli.

Lama e controferro.
Questi componenti, oltre alla ruggine, presentano spesso il cosiddetto fenomeno del “pitting”, una sorta di craterizzazione dovuta alla corrosione. Mentre è ininfluente se presente nelle parti di lama che non sono vicine al tagliente, il pitting può compromettere l’affilatura se situato in prossimità del tagliente sul retro della lama. Se il fenomeno è contenuto si può provare a spianare fino a che si riporta tutto alla planarità, altrimenti la lama non è  correttamente utilizzabile.
La lama va chiaramente affilata a dovere e il controferro viene affilato e levigato sulla parte dove scivolano i trucioli; esso deve aderire perfettamente al ferro per evitare che qualche truciolo si infili tra di essi, portando all’ostruzione della bocca.


Ripristino dei Manici

Molto spesso capita di avere il manico posteriore spaccato a metà, danno che si procura facilmente quando la pialla cade in terra.


                      

In questi casi basta semplicemente rincollarlo.
Molti consigliano di usare della colla epossidica, tuttavia se le superfici sono tenute bene a contatto anche una colla vinilica funzionerà egregiamente.
Le superfici vanno solo un po’ pulite, senza alterare la morfologia della spaccatura che consentirà un perfetto combaciamento delle due parti.
Il manico posteriore, per la sua forma, non può essere agevolmente tenuto in pressione con morse e morsetti. Si può usare un lungo bullone M6, una grossa rondella e un dado a farfalla per bloccare il tutto con una discreta forza e lasciare asciugare. Per sicurezza spargo una goccia d’olio sul corpo del bullone in modo da scongiurare qualsiasi aderenza della colla su di esso.
Una volta che la colla si è seccata, se è necessario, si può procedere alle operazioni di carteggiatura. Si può cominciare con una grana 150, passando poi alla 240 e alla 320, infine lana metallica 0000, avendo cura di seguire l’andamento della venatura.

Per il pomello anteriore l’operazione è facilitata dalla possibilità di utilizzare il perno M6, rondellone e dado a farfalla per attaccare il tutto al trapano a colonna e procedere alla carteggiatura con le stesse modalità indicate prima.
 


La finitura sui manici di Palissandro può essere effettuata con tre mani di gommalacca, date a pennello e una o due mani di cera.



Il risultato è garantito.


Per i manici in Faggio ho utilizzato con successo una vernice all’acqua colore Noce-Antico.


La pialla è ormai pronta ad essere riassemblata:




Un po’ d’olio prima di inserire tutte le viti e finalmente una vecchia pialla del 1930, ritorna in perfetta forma.